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Idee stilizzate

2 dicembre 2013

Finché rimangono inespressi, i pensieri restano nella testa in uno stato fluido. Un amalgama di ragionamenti misti a sensazioni ed emozioni, con componenti visive, uditive e in movimento. Le parole sono un po’ come una batteria di scatole delle dimensioni e forme più diverse, e che usiamo per trasferire i pensieri da e al nostro cervello, con tutte le limitazioni che comporta la scelta di alcuni pacchi piuttosto che altri, alcuni troppo grandi, o troppo piccoli, o non imballati a sufficienza.

Le parole sono astrazioni che ricombinano all’infinito un alfabeto di pochi suoni, con il risultato di essere uno strumento di comunicazione molto efficiente. Tuttavia le parole di una lingua non hanno carattere universale, e anche per chi parla la lingua l’effetto di un vocabolo è condizionato alla sua conoscenza. Una delle possibili affascinanti alternative è di usare disegni più o meno concreti e di immediata comprensione: non è forse vero che un’immagine vale più di mille parole?

Ci si accorge subito che l’idea, se pur accattivante, non ci porta lontano. Il verbo “salvare”, rappresentato da un dischetto che i computer non leggono neanche più, è l’uso di un simbolo astratto che si deve imparare a riconoscere. Lo stesso per un cuore stilizzato che indica il verbo “amare”. Come si ci riferisce allora direttamente alla parola “cuore”? Aggiungere tratti su tratti complica le cose. Chi l’ha fatto si è ritrovato con migliaia di ideogrammi di comprensione certamente non universale, altrimenti tutti saprebbero leggere il giapponese.

Le tasse

C’è un piccolo libro scritto da De Bono, autore noto tra l’altro per il pensiero laterale, in cui sono rappresentati disegni dai tratti minimali che, una volta raccontati, trasmettono idee articolate. Il libro si intitola Atlas of management thinking e contiene alcune immagini davvero interessanti.

A volte mi piace provare a rappresentare qualche idea in modo simile a quel libro. Ad esempio, riporto quattro immagini relative all’esaltante mondo delle tasse.

A sinistra c’è un semplice rettangolo, che non dice assolutamente nulla fino a quando non lo chiamo base imponibile. Può essere il reddito dell’anno, o un acquisto, o in generale qualcosa tassato.

La seconda immagine rappresenta il rettangolo con una bella porzione ombreggiata. Ecco, quelli sono soldi che non vedremo mai più perché se ne finiscono in tasse.

E adesso viene il bello. Le altre due immagini mostrano le due possibilità di pagare meno tasse. Quando c’è una detrazione fiscale, una parte di quanto pago viene abbuonata e non la pago più. Quando invece c’è una deduzione fiscale, ai fini del calcolo delle tasse, si riduce la base imponibile.

Le rappresentazioni schematiche contengono ovviamente solo alcuni aspetti di un’idea, tralasciandone altri. La loro utilità è soggettiva.

Ambiguità dei simboli

Quello che abbiamo fatto nell’esempio del rettangolo, è stato di caricare un semplicissimo simbolo di un significato nuovo. Può succedere che uno stesso simbolo rappresenti più significati, così come succede per molte parole.

L’ambiguità che ne deriva è sfruttata in una interessante immagine abbastanza nota, proveniente forse dal libro GEB. Si tratta delle lettere in stampatello maiuscolo A, B e C scritte in modo da risultare composte ciascuna da due segni. La B ha una barra verticale e, separatamente, le due gobbe. Nella stessa immagine, sopra la B, c’è scritto il numero 12 e sotto il numero 14, con conseguente ambiguità del simbolo B che può essere confuso per un 13, o viceversa.

Piuttosto che riprodurre l’immagine, preferisco crearne una simile basata sulla stessa idea.

L’immagine è molto carina, ma si può fare ancora di meglio. Sarebbe stata meno elegante togliendo la z, e di togliere il + non se ne parla. Al limite si poteva trascurare la w. I problema è che non rimaniamo mai con lo sviluppo di un dado. Ah, ma incrociare parole sui dadi sì che è divertente!

Tre dadi

Ecco tre proposte. La prima si basa sulla doppia lettura della Z e della N. E’ possibile leggere le parole inglesi “ONE MAZE”, cioè, in modo abbastanza appropriato, “un labirinto”.

Nel secondo dado si legge \forall \epsilon \exists \delta, che è la nota filastrocca con cui inizia la definizione di limite, mentre in un altro senso, riutilizzando capovolti i simboli \forall e \exists, si può leggere “MATE”, il tenero nomignolo per una delle nostre materie preferite. La parola “MATE” si può leggere guardando la faccia \delta a rovescio, e inclinando un po’ il dado in modo da mostrare in senso antiorario una dopo l’altra le quattro le facce laterali.

Dulcis in fundo, nell’ultimo dado si può leggere “I \textless 3 U VICE”, cioè “io \heartsuit te, vizio”. Naturalmente non intendo alcun vizio in particolare, men che meno quello di usare slang di internet. In questa soluzione, il simbolo di minore e la “u” si leggono come una “v” e come una “c” una volta ruotati.

Aspetto altre proposte!

Scarica gli sviluppi dei tre dadi in pdf

Un insieme di cose

C’è ancora una figura, in realtà la prima che ho raccolto sul tema.

Nessuno a cui l’ho proposto ha saputo dirmi cosa rappresentano le nove immagini, ma qualcuno c’è andato vicino. Ecco parecchi indizi: sono 9 parole singole; solitamente sono raccolte nell’ordine presentato, leggendo da sinistra a destra e dal basso verso l’alto: la disposizione a quadrato è solo per motivi di spazio; la prima immagine è forse la più difficile da interpretare, rappresentando solo un possibile significato della prima parola; le ultime due parole sono sinonimi, c’è solo una differenza di forma; non rappresentano una “storia” da leggersi in sequenza; le parole sono italiane, comuni, ma individuare che sono tutte e sole e in quest’ordine dipende se le si sono studiate a scuola oppure no. Qualcuno potrebbe arrivarci.

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2 commenti leave one →
  1. 18 dicembre 2013 11:43 pm

    molto carina l’ultima figura. credo di esserci arrivato abbastanza al volo, grazie soprattutto all’indizio “le ultime due parole sono sinonimi”; non capisco comunque il primo simbolo. ma se la scrivo qui la soluzione, non è brutto? diciamo, come ulteriore indizio, che il simbolo del centro appare anche nel titolo di questo blog?
    saluti
    ruphus

    • 19 dicembre 2013 5:28 pm

      Queste sì che sono soddisfazioni! Ci sei proprio arrivato! Non sapevo quanti indizi dare perché, una volta capiti, i simboli sono parlanti, ma c’è il rischio che qualcuno non si ricordi questa particolare famigliola di parole.
      Il primo simboletto mi ha fatto penare, e questa è già la versione meno peggio. Rappresenta un quadrato “formato da” quadrati. Mi sembra un compromesso accettabile tra l’astrattezza della parola e il minimalismo della figura…
      Grazie del commento.
      Ciao, Jean

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